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Il duende del Pecha Kucha

Scritto da Patrizia Soffiati 13 novembre, 2012

Pecha Kucha Duende

Pecha Kucha: quando le regole accendono la  creatività

Coinvolta dall’entusiasmo del mio camaleontico amico Massimo Benedetti, venerdì scorso Maurizio ed io siamo andati a Torino al Circolo dei Lettori a vedere una presentazione di progetti creativi con il metodo PechaKucha (che si pronuncia peciacacia).

Nato dall’idea di due architetti giapponesi per sfuggire al supplizio di presentazioni noiose e ancor peggio illustrate, il modello Pecha Kucha prevede 20 slide ciascuna della durata di 20 secondi in modo che la presentazione rientri in un tempo rigorosamente ridotto a 6 minuti e 40.

Prima dell’evento ho cercato di documentarmi un po’ su questo metodo dal nome improbabile ma senza grandi risultati. In rete abbondano eventi generati dal format PechaKucha nights, ma nella sostanza, a parte qualche sintetica definizione, non ho trovato granché.

Il nome così… esotico mi aveva già fatto fantasticare sulle modalità di questa presentazione: pensavo ad una sorta di happening dove artisti o progettististi illustravano le slide con poche  parole, lasciando spazio alle immagini e magari, a qualche performance creativa.

Niente di tutto ciò, nonostante il tempo rigorosamente impostato sui 6 minuti e 40 e un timer scorresse inevitabilmente su ogni slide,  i designer invitati sono stati quasi tutti verbosissimi e le presentazioni poco coinvolgenti. E vabbè, si sa, siamo un popolo di poeti (prolissi) e navigatori, mica di presentatori.

In ogni caso un merito questo evento l’ha avuto: mi ha aperto una finestra di curiosità sul mondo delle presentazioni che, sinceramente, finora io ho un po’ snobbato.

…rispunta lo storytelling.

Power Point se utilizzato in modo appropriato, cioè con sequenze di slide che illustrano ciascuna un’idea e poche frasi efficaci,  resta uno strumento potente per diffondere esperienze, conoscenza e informazioni.

Il metodo PechaKucha credo abbia proprio questo obiettivo, attraverso il limite temporale forza il comunicatore a realizzare un bilanciamento fra immagini e parole, in una misura che consente allo spettatore di memorizzare la giusta quantità di informazioni.

Sostanzialmente sono tre le cose che il Pecha Kucha ti induce a fare:

  1. strutturare la presentazione cercando di isolare un concetto, il messaggio che si desidera comunicare, eliminando l’informazione accessoria per rispettare i tempi della presentazione
  2. adottare uno stile narrativo perché non dimentichiamoci che storicamente si è sempre utilizzato la narrazione orale per l’apprendimento, oltre che per l’intrattenimento
  3. imparare a parlare con ritmo seguendo l’ordine delle idee e delle immagini

Il duende o l’arte del Pecha Kucha

Nel realizzare una presentazione dobbiamo tirar fuori l’elemento irrazionale, emotivo che sottointende a tutte le storie ed esprimerlo attraverso le immagini.

In spagnolo il “duende” è uno spirito, una misteriosa energia ispiratrice che in italiano trova difficile traduzione ma che possiamo paragonare riduttivamente ad un folletto.

Il duende è il principio creativo ed è a mio parere, il 4 elemento da aggiungere alla lista delle cose che il Pecha Kucha ci insegna a fare.
Rappresentare un dato, un concetto o un’eperienza attraverso un’immagine è una sfida altamente creativa e importantissima per la comprensione del messaggio.

L’efficacia della comunicazione infatti sarà determinata anche dalla “forma” del concetto, da come esso verrà tradotto e dalla scelta delle sue rappresentazioni.

Le possibilità sono numerosissime: infografiche, mappe concettuali,  fumetti, video,   storybard, diagrammi, organigrammi, cartine, mappe mentali… Date un’occhiata a  questa tavola periodica della rappresentazione visuale che compendia tutte le tecniche utilizzabili di rappresentazione grafica delle informazioni (information visualization).

Vi lascio alcuni spunti di approfondimento sul tema delle presentazioni:

Pronti per la vostra sfida con il Pecha Kucha?

L'Autore


Patrizia Soffiati

SEO E COPY SPECIALIST, WEB MARKETING Reminescenze ispaniche e avveniristici approcci Yoga. "Il bello è vedere le cose in maniera diversa” Segui @Pitizeta su Twitter

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Commenti

  1. Paolo Vincenti novembre 13, 2012

    Il duende è un po’ l’equivalente del trickster anglosassone?

    • Patrizia Soffiati novembre 13, 2012

      Non proprio, il trickster credo sia più simile al Picaro spagnolo, inteso come figura un po’ borderline, farabutto, burlone e vagabondo. Il duende è da intendersi come una qualità intrinseca, un sorta di carisma interiore spesso associata agli artisti e al senso di magia.

Riferimenti

  1. Visual Storytelling: Pecha Kucha! | macsbene.it

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