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Campagne marketing di successo: diffidate gente, diffidate…

Scritto da Katia D'Orta 28 maggio, 2012

Compravendita follower

Finti follower, la polemica.

La settimana scorsa, mentre ero in macchina diretta a lavoro,  mi è capitato di ascoltare alla radio un’intervista fatta ad un esperto di nuova tecnologia: il prof. Marco Camisani Calzolari, professore di Comunicazione aziendale e Linguaggi Digitali allo Iulm. Il professore denunciava, indignato, il fenomeno dei  finti follower di Twitter. Per chi non lo sapesse, quando possiedi un account su Twitter hai la possibilità di scegliere le persone che vuoi seguire e quindi diventi automaticamente un loro follower. Avere molti follower su Twitter è sinonimo di autorevolezza. Addirittura chi ha un numero elevato di follower viene chiamato “twitstar”. Ebbene, per farla breve,  il prof.  Marco Camisani Calzolari sosteneva che l’80% dei fan delle aziende italiane è fasullo.

Ascoltandolo ricordo di aver pensato: “Ha fatto la scoperta dell’acqua calda! Lo sappiamo tutti che grandi aziende, vip e politici comprano i follower” e ho archiviato l’argomento. In realtà forse ho sottovalutato la questione perché la notizia era rimbalzato in Rete con molta enfasi.  Ho letto gli articoli del Corriere della Sera e del Sole 24 ore   nei quali  il professore confessava di aver comprato con molta facilità e ad un prezzo contenuto 50 mila follower su Twitter e 6000 like su Facebook.

Su Twitter ho subito colto un malumore generale:  gente indignata, gente stupita,  ma anche persone che come me pensavano che la notizia fosse una “non notizia”. Ne ho dedotto che l’argomento non sia così scontato: probabilmente solo “gli addetti ai lavori” sanno che da tempo esiste un mercato di falsi follower e la risonanza data alla notizia dagli articoli di noti giornali è servita  a evidenziare un problema che gente comune e le aziende non conoscono.  Eh sì, perché è possibile che ci siano aziende che non sappiano che le loro costose campagne pubblicitarie di “successo” sono state realizzate utilizzando metodi “discutibili”. Pensando a loro ho concepito questo articolo.

I social network sono utili per le imprese?

I social network sono fondamentali per diffondere la conoscenza del proprio brand e dei propri prodotti e servizi. L’azienda che intende promuovere e rafforzare la propria presenza in Rete non si deve lasciare sfuggire questa opportunità.

Le aziende molte volte si affidano a professionisti del settore, consulenti e agenzie di comunicazione e marketing poiché l’interazione con i clienti è un aspetto che deve essere curato da esperti che sappiano gestire al meglio i rapporti e dare risposte chiare e in tempi rapidi.

Curare la presenza in rete è fondamentale.

Un’azienda è obbligata a “stare” su Internet?

Per spiegavi il perché Internet è fondamentale per un’azienda vorrei citarvi un caso pratico che ha coinvolto  un’azienda americana leader da più di trent’anni nella produzione di sistemi di bloccaggio e lucchetti per biciclette,  la Kryptonite Locks. L’azienda nel 2004  si è resa conto dell’importanza della Rete a proprie spese dopo che la notizia che il modello di lucchetto Evolution 2000 del valore di circa 50 dollari realizzato dall’azienda  poteva essere aperto con una semplice penna a sfera.

Il video scandalo con la prova della notizia fu pubblicato su un blog e venne visto complessivamente 1,8 milioni di volte. Nel frattempo si diffuse la convinzione che questo difetto di fabbricazione riguardasse tutti i prodotti dell’azienda Kryptonite e le conversazioni in Rete si moltiplicarono ad un ritmo vertiginoso. Gli utenti del web si aspettavano che arrivasse presto una spiegazione da parte dell’azienda ma questo non avvenne. Kryptonite non intervienne per rassicurare i propri consumatori e non fornì alcuna risposta alle domande degli sconcertati internauti.
La notizia arrivò ai giornali e sulle televisioni ed è solo a quel punto che l’azienda cominciò a rendersi conto del ciclone che stava per investirla. I clienti diminuirono la loro fiducia nei confronti dell’azienda  e le vendite calarono. Coloro che possiedevano un lucchetto Evolution 2000 vollero essere rimborsati. L’azienda finalmente mise in atto le contromosse per poter tutelare i consumatori e migliorare  allo stesso tempi il livelli di affidabilità dei propri lucchetti. Le conseguenze furono comunque molto onerose. I danni economici rilevarono una perdita di 10 milioni di dollari, dovendo sostituire più 400.000 lucchetti in tutto il mondo.

Ignorare la Rete ha creato una situazione di crisi che ancora oggi ha degli effetti negativi sull’immagine aziendale. Kryptonite non è riuscita a capire rapidamente che i propri clienti stavano segnalando un malfunzionamento fondamentale e non è riuscita ad intervenire immediatamente per circoscrivere il problema. Una presenza maggiore su Internet avrebbe potuto evitare la maggior parte degli inconvenienti.

In questi casi la tempestività di risposta è fondamentale. Un’azienda che utilizza il tempo consultando esperti di marketing o legali per dare risposte adeguate deve tenere conto che i tempi di reazione nel Web devono essere quasi immediati per evitare di perdere il rapporto fiduciario creato con i propri consumatori. É necessario molto tempo per crearsi una buona reputazione ma poco per perderla. Per evitare che situazioni di questo tipo si ripetano e dimostrando di aver saputo imparare dai propri errori Kryptonite ha aperto un proprio blog aggiornato costantemente dalla responsabile delle relazioni esterne.
A riprova di quanto sia importante un canale di contatto preferenziale con la propria clientela, l’azienda ha confessato che attualmente monitorizza ogni giorno dai 30 ai 40 blog facendo molta più attenzione alla comunicazione con i clienti.

Dialogate con i clienti

Appurato che Internet è fondamentale per le aziende e che i social network costituiscono una grande opportunità per dialogare con i propri clienti in tempo reale, il passo successivo è cercare di curare e consolidare il più possibile la propria immagine in Rete. Nell’impossibilità di seguire personalmente la presenza sul web,  bisogna affidare la propria immagine ad un gruppo di professionisti  che curi il nostro brand come lo farebbe l’azienda stessa.  Questo è necessario per creare delle campagne efficaci. Per “campagna efficace”  intendo una promozione finalizzata ad aumentare il numero di clienti e non finalizzata ad aumentare i followers sul profilo Twitter, i like sulla pagina aziendale, i click sui nostri banner sparsi per la Rete, i click sui link di riferimento al nostro sito.

Molte agenzie lavorando in maniera trasparente e in continuo contatto con il cliente riescono ad ottenere degli ottimi risultati. Ma questo articolo purtroppo non nasce per far propaganda alle ottime agenzie di comunicazione che ci sono ma dall’esigenza di “avvertire” le imprese che in realtà alcune agenzie applicano dei metodi furbetti per “gonfiare” i risultati delle campagne online.

Vediamo quali sono alcuni di questi metodi poco professionali che possono essere applicati da manager che devono dimostrare ai propri clienti di aver condotto una campagna che funziona:

–          Acquisto di follower su Twitter e Pinterest .

–          Acquisto di like su Facebook.

–          Acquisto di servizi che consentono di aumentare le visualizzazioni e i commenti sui video di You Tube e Vimeo

–          Acquisto di Campagne pay per click con incorporati i click sui links

Approfondimenti sul tema

Vi segnalo un articolo molto ben scritto di Paolo Ratto dove si parla della compravendita di follower. Non stupitevi della data, l’articolo è stato scritto a gennaio del 2011, quindi più di un anno fa a dimostrazione del fatto che la compravendita dei follower era una cosa risaputa.

A questo link potrete trovare tutti i suoi articoli scritti sull’argomento e una interessante intervista a chi vende i servizi ritenuti illeciti.

Un altro articolo   di Francesco Gavello  spiega chiaramente che esistono imprese che chiedono proprio quel tipo di servizio; è compito del professionista spiegare che questo tipo di campagne non solo non sono “eticamente” giuste ma non danno i risultati sperati.

E voi cosa ne pensate?

 

 

Vi lascio con un sorriso:

L'Autore


Katia D'Orta

WEB MASTER per professione e formatrice per passione. Mi batto attivamente contro il Digital Divide e il Cyberbullismo con corsi di formazione nelle scuole e per i cittadini, credo nella condivisione della conoscenza attraverso la Rete. Nel mondo il multitasking è donna. Il mio motto? “L’importante è che funzioni” Segui @katiatrew

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Commenti

  1. Un saluto a tutti i lettori, volevo lasciare il mio feedback per questo sito che è davvero interessantissimo. Complimenti a tutti coloro che lo amministrano e che spendono tanto tempo per renderlo sempre migliore.

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