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Google Plus un social media che aiuta gli eventi

Scritto da Cristina Rigutto 8 ottobre, 2013

Google Plus

In quest’era multimediale l’evento è il modo migliore che ha un’impresa per comunicare.
Un evento consente di raggiungere un pubblico molto variegato ed è  un modo efficace per un’azienda di raccontare i suoi prodotti e la sua filosofia, sia che lo si organizzi in modo tradizionale sia online.
Nei due post precedenti dedicati alla narrazione di eventi 2.0  ho voluto affrontare la questione da un punto di vista metodologico, da storyteller, mettendomi dalla parte di chi un evento lo segue e lo deve raccontare,  magari in real time.

I Social Media possono aiutare la promozione di un evento in modo straordinario, per questo motivo quando Cristina Rigutto mi ha proposto un post dedicato al live plussing ho accettato con entusiasmo.

Guest d’eccezione, Cristina Rigutto  non ha bisogno di presentazioni:
docente e scrittrice di comunicazione visiva e comunicazione scientifica digitale, autrice e blogger di TuttoSlideColorAbility, partner di Cowinning, persona generosa e vivace, ma soprattutto con una lunga esperienza aziendale e imprenditoriale  negli ambiti della  comunicazione gestionale, media planning e marketing delle comunità virtuali.

 

Google Plus uno strumento online per gestire e promuovere eventi

All’inizio c’era Friendfeed. Friendfeed era lo strumento per eccellenza da usare in conferenza, la sua struttura in “stanze” permetteva di discutere sessioni parallele, con conversazioni nidificate e separate per argomento.

Nel 2007, a FriendFeed si affianca Twitter, uno strumento di microblogging usato per la prima volta all’interno di un evento,  alla conferenza SXSW a Austin Texas.
Twitter all’inizio non entusiasma tutti, ma nell’arco di tre anni conquista il mercato della comunicazione legata agli eventi e, nel 2010, soppianta completamente FriendFeed. E’ rapido, vi si accede in mobilità e, essendo un perception network, si presta ad essere utilizzato come un vero servizio di broadcasting.

Ma Twitter ha degli evidenti limiti, primo fra tutti la necessità di aggregare le conversazioni attraverso l’uso di hashtag per poterle seguire e, quando l’hashtag è assente o errato, si perdono pezzi di conversazione. La brevità dei messaggi è penalizzante per la qualità dei contenuti, e poi è volatile, a distanza di tempo è difficile ritrovare le notizie.

Dopo altri tre anni, nel 2013, il panorama dell’offerta si arricchisce di un nuovo strumento: Google Plus. Una città di fantasmi si dice, uno strumento troppo complesso, con troppi contenuti senza capo né coda, dove gli italiani sono i grandi assenti. Chi usa abitualmente Google Plus sa bene che si tratta di leggende metropolitane.
Google Plus è il secondo media dopo Facebook, ha oltre il doppio degli utenti di Twitter e moltissimi sono italiani.

Ma la cosa interessante è che Google Plus potrebbe essere la piattaforma ideale per organizzare, promuovere, gestire e documentare gli eventi. Come?

Anziché creare l’hashtag dell’evento, apriamo una community. La possibilità di organizzarla in sezioni tematiche, permette di superare gli evidenti limiti di Twitter creando un ambiente di conversazione più simile a quello di Friendfeed.

La perfetta integrazione con tutti gli altri servizi Google, ci consente di creare un evento per sapere, ad esempio, quante persone si iscriveranno, o quante persone parteciperanno alle conferenze dei singoli relatori, o ancora quante parteciperanno al cocktail di benvenuto, ma soprattutto sapremo chi parteciperà.

Attraverso Google Drive possiamo quindi condividere documenti e presentazioni, che vengono automaticamente embeddati nelle conversazioni o nelle email di chi desidera ricevere le comunicazioni via posta elettronica.  E, naturalmente, possiamo inserire questionari i cui risultati verranno elaborati automaticamente, o aggiungere un libro firma elettronico.

L’integrazione con Places ci permette di segnalare agli iscritti all’evento ristoranti e alberghi convenzionati, o anche notizie sugli sponsors dell’evento, o i luoghi da visitare nel tempo libero. Gli iscritti all’evento possono a loro volta servirsi di Places per organizzare dei meetup con persone che condividono i loro stessi interessi.

E infine, lo strumento più potente: gli hang out. Un sistema di videoconferenza che può essere utilizzato in modo privato dagli organizzatori e in modo pubblico (#HOA) per trasmettere gratuitamente in streaming le conferenze. Con un vantaggio in più rispetto ad altri servizi: un facile accesso al backchannel.

Di backchannel si è iniziato a parlare seriamente proprio con Twitter, ma diciamo la verità: le interazioni hanno sempre luogo in conversazioni parallele che non sempre coinvolgono direttamente il relatore, o quando lo fanno, si perdono nella volatilità dello stream dei tweet.
Negli hang out on air qualcosa cambia: dal backchannel si possono inviare domande testuali ai relatori che rispondono sia in diretta, che a posteriori, continuando una conversazione che resta nitidamente tracciabile ben oltre la specificità dell’evento.

Al difuori dei nostri confini, in Grecia, in Inghilterra, negli USA, c’è già chi ha capito la potenzialità del mezzo (anche ai fini di una segmentazione di marketing) e lo sta usando con successo, a noi non resta che superare la diffidenza e provarci.

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Commenti

  1. La difficoltà di utilizzare uno strumento tanto potente sta nel non intuirne l’effettivo giusto utilizzo, anche perché richiede un certo impegno, nel senso che le persone sono abituate ad usare uno strumento efficace per un obiettivo, un altro per un altro obiettivo e così via… Entrare nell’ottica di utilizzare un solo super software per coprire una vasta gamma di esigenze e coordinarle non è proprio banale e spinge a pensare di dover per forza utilizzarne tutte le caratteristiche, scoraggiando un po’ l’utente.
    Detto ciò, una volta formate le persone, si ha a disposizione lo strumento definitivo.

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